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avanti | © 2005 Guido Conte |
| L'immagine digitale è la
rappresentazione di una immagine fotografica in un formato
"comprensibile" al computer. L'immagine viene scomposta in un grande
numero di piccoli punti, detti pixel, organizzati in una matrice
numerica a due dimensioni. Ad esempio, lo schermo del nostro computer
può rappresentare, in genere, immagini di 800x600 oppure
1024x768 pixel. Ad ogni pixel viene associato un numero che rappresenta
l'intensità della luce in quel punto dell'immagine. In genere il
massimo numero di intensità visualizzabile varia da 0 a
255 (immagine a 256 toni di grigio o 8bit). Il massimo numero di colori rappresentabile è invece in genere molto superiore: in genere si usano 24bit corrispondendi a 256 x 256 x 256 = 16777216 colori. Questo numero non deve ingannarci: le intensità di luce (toni di grigio) sono sempre 256: semplicemente si usano 256 toni per il rosso, 256 per il verde e 256 per il blu, mescolando i quali si ottengono tutti i colori utili a visualizzare una immagine gradevole. Ma in astronomia quello che conta è la quantità di informazione, cioè i toni di grigio, raccolta: 256 livelli sono pochi. Quindi i CCD per uso astronomico generalmente producono immagini a 16bit (65536 livelli di grigio) o superiore. Ogni camera CCD di solito memorizza le immagini acquisite in un formato proprietario, ma tutte possono anche utilizzare un formato standard, diffuso in ogni ambito astronomico anche professionale: FITS (Flexible Image Transport System). Questo formato viene utilizzato in tutto il mondo per salvare i dati (non solo le immagini) utilizzate in astronomia. Tutti i software grafici per uso astronomico, e anche qualche software di uso generale, come Gimp, possono trattare questo formato, indipendentemente dalla piattaforma su cui girano (Windows, Linux/Unix, Mac...) |
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